Come RFMed, siamo stati invitati a partecipare al progetto Med25belespoir, che consiste in 8 rotte nel Mediterraneo a bordo della goletta-scuola della pace Belespoir, con la partecipazione di 200 giovani di diverse nazionalità, culture e religioni, disposti a prendere parte a questa “odissea” di navigazione nei suoi mari, per coltivare l’incontro, il dialogo e la ricerca della Pace in questo tormentato Mare Nostrum; partendo dal presupposto che sia meglio lavorare per la fraternità, la speranza e la giustizia per ogni essere umano, piuttosto che rimanere nell’autoreferenzialità, l’individualismo o la disperazione; cercando di fare in modo che il Mediterraneo smetta di essere solo un cimitero e torni ad essere il mosaico di culture e lo spazio di accoglienza che è stato e può ancora essere.
Il progetto Med25belespoir è iniziato a marzo (dal 1° al 15), con la sua prima tappa “Barcellona – Tetouan”, avente come tema principale il “Dialogo interculturale”.
Come RFMed, abbiamo contribuito a questa prima tappa con un “icona” che rappresenta l’incontro tra Francesco d’Assisi e il Sultano a Damietta; un segno che il dialogo e l’incontro erano possibili anche in un’epoca di crociate e guerre tra cristiani e musulmani, in cui San Francesco – noto per il suo amore verso la creazione e il suo desiderio di promuovere la pace – non vedeva nel Sultano un nemico, ma un fratello con cui dialogare; perché il suo approccio si allontanava dalla violenza e dall’imposizione, cercando sempre il rispetto e la comprensione reciproca.

Questo incontro, avvenuto nel 1219, ci sembra rappresentare un momento in cui la fede e la ragione potevano trovarsi su un terreno comune; un segno per visualizzare la speranza in un mondo dove le differenze religiose non devono essere motivo di conflitto, ma di dialogo arricchente; perché, grazie al suo atteggiamento di umiltà e amore, Francesco d’Assisi seppe diventare un ponte tra due culture e religioni, mostrandoci che la vera missione della fede (qualunque essa sia) è sempre la costruzione della Fraternità e della Pace.
Questa icona è stata portata all’altare della Sagrada Familia di Barcellona da un giovane cristiano egiziano e una giovane musulmana del Kosovo, domenica 2, durante la celebrazione eucaristica internazionale che si è svolta alle nove del mattino, presieduta dal Cardinale Juan José Omella e da quello di Marsiglia, Jean Marc Aveline. In seguito, l’icona è stata portata a bordo della Belespoir, dove resterà per accompagnare gli altri sette gruppi di giovani nei restanti itinerari, fino alla conclusione del progetto a ottobre nel porto di Marsiglia.
In questa prima traversata eravamo venti giovani di quattordici nazionalità diverse, accompagnati da due adulti. In ogni itinerario, oltre ai giorni di navigazione in cui si collabora con l’equipaggio in tutte le attività necessarie a bordo della Belespoir (issare e ammainare le vele, pulire, cucinare, lavare i piatti, riflettere in gruppo, ecc.), si svolgono anche incontri a terra con altri gruppi di giovani nei luoghi di partenza e di arrivo.
Per questo compito, i venti giovani sono stati suddivisi in tre piccoli gruppi di lavoro e riflessione condivisa sui seguenti temi: Dialogo delle culture, Educazione e società, La donna nel Mediterraneo, Religione e dialogo, Ambiente e sviluppo; Sfide della migrazione, Cristianesimo tra oriente e occidente, Costruttori di Pace.
Va anche segnalato che esiste una Rete di comunità contemplative nel Mediterraneo, che si è impegnata a pregare per il gruppo di giovani in ogni tappa e itinerario. A marzo sono state le Carmelitane di Tangeri a farlo per noi, inviando al gruppo una bottiglia con un messaggio al suo interno, contenente un codice QR che rimandava a un videoclip con la seguente riflessione:
La nostra vita è come un viaggio; il nostro modo di viaggiare, la rotta e le tappe sono fortemente determinate dalla nostra cultura.
Attraverso la cultura impariamo a esprimere la bellezza e a dare forma alla creatività, a comunicare la nostra identità al mondo.
Grazie alla cultura decifriamo la realtà che ci circonda, ma la cultura è una vera ricchezza solo se siamo capaci di riconoscere la bellezza delle altre culture, perché nessuna cultura può contenere in sé tutta la realtà e nessuna cultura possiede una visione completa della vita e dell’umanità. In definitiva, nessuna cultura è sufficiente da sola.
Una cultura chiusa all’incontro con l’altro è come un uccello chiuso in una gabbia: non imparerà mai a volare in alto e conoscerà solo il suo piccolo mondo da prigioniero. Perché ogni cultura è un tassello del grande mosaico che è il mondo.
La complementarità risiede nella diversità.
Accogliere la complementarità significa porre le basi per un mondo di pace.
È necessario conoscere per comprendere, è necessario comprendere per amare, con pazienza, senza paura.
Vi auguriamo buon viaggio.
Pregheremo per voi.
Le vostre sorelle carmelitane di Tangeri (da 9 paesi e 4 continenti).



